Body Art, l’arte oltre la tela

Nel ventunesimo secolo, pensare in maniera artistica può significare liberarsi dei tradizionali schemi legati alla pittura, alla scultura e alla fotografia; vale a dire andare oltre ciò che la storia insegna.

Questo, altro non è che il fondamento alla base della nozione “Body Art”, arte corporea. Non è un caso che il protagonista dell’opera sia l’individuo fisicamente presente al centro dell’iniziativa. E non è un caso che si parli di iniziativa, piuttosto che di risultato; infatti, il tema che descrive un’opera di Body Art è la performance dell’autore o dei collaboratori, che mostrano il loro corpo nel tentativo di esprimere il messaggio pensato.

Ma cosa, realmente, si intende esprimere? Nel tentativo di rispondere a questa domanda, riportiamo alcuni dei più simbolici atti a riguardo.

Come non parlare della matriarca di tutte le “artiste in azione”, Yoko Ono?

Durante gli anni 60‘ sono state diverse le circostanze in cui saliva sui palchi delle gallerie underground di New York, chiedendo gentilmente ai passanti di tagliarle i vestiti con delle forbici.

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Yoko Ono performace, Qube music

O, sicuramente più recente, la Performance Artist Marina Abramovic. “The Mother Of Performace Art” (così da molti definita), ha trascorso ben 90 giorni seduta su una sedia, di fronte un tavolino, in una stanza del MoMA di New York, per 7 ore al giorno, incontrando gli sguardi di chiunque volesse partecipare. L’opera, o meglio la Performance, si è intitolata “The Artist is Present” come a ribadire la centralità dell’artista.

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Marina Abramović, The Artist is Present, 2010. Performance, 736 ore. New York, Museum of Modern Art. 

Senza dubbio, è molto più estremizzato il messaggio che Vito Acconci, ha voluto esprimere nelle sue opere, con particolare riferimento a “Seedbed”.

Era il 1972, Parigi, Galleria Sonnabend, quando il performer, sopraelevato grazie ad una piattaforma, praticava autoerotismo ripetuto a sfinimento davanti ad un microfono ed una telecamera; i passanti erano liberi di decidere se prestarsi al coinvolgimento, o andar via. Come affermò l’artista stesso negli anni successivi, il suo obbiettivo era quello di shockare il pubblico ponendolo faccia a faccia con i limiti imposti dalle convenzioni sociali.

È evidente come le varie sfaccettature della Body Art si traducono in espressioni, manifestazione, emozioni e messaggi diversi tra loro, mantenendo, però, quel fascino tipicamente associato alle “cose nuove”.

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